venerdì 18 febbraio 2011

I conti dell'Oste Marcegaglia

Che l'Italia sia effettivamente un'espressione geografica, come disse Metternich, non è tanto dato dalle pulsioni separatiste della Lega, quanto dai piccoli interessi di bottega, corporativi e medioevali, di questo strano Stato. Tralasciando il senso storico (sempre che ci sia), nel voler ricordare i 150 anni della Nazione, l'idea di festeggiare o meno questo evento con un vero e proprio, quanto raro, giorno di pausa scolastico-lavorativa, è discusso da interessi particolaristici e di settore. A parte le motivazioni leghiste, che non vogliono ereditare feste che possano dare un piccolo cenno di un'identità che loro vogliono invece, demolire (ricordo ai Padani che il Natale era una festa romana, così come la Pasqua era ed è una festa ebraica delle quali la Chiesa cattolica si è appropriata), insorgono gli industriali che lamentano un giorno in meno di lavoro, in periodo di crisi. Vorrei ricordare a questi "padroni" incapaci e poco esperti di economia (il che spiega in buona parte, il perché della crisi economica), con in testa la signora Marcegaglia a rappresentarli, due cose: per prima, che in questo anno particolare, alcune feste si sovrappongono ad altre, come ad esempio la Pasqua che cade il 24 aprile, con salto del 25, festa della Liberazione che coincide con il lunedì dell'Angelo, e il Primo Maggio, festa del Lavoro, che coincide con la domenica. Vorrei quindi capire, come queste feste non "festeggiate", se la matematica non è un'opinione, portino loro introiti maggiori che, ovviamente, non dividono con il mondo del lavoro che "lavora" davvero. In seconda istanza, mi piacerebbe ricordare alla signora Marcegaglia, che il mondo dell'imprenditoria non è solo quello delle industrie manifatturiere, ma c'è un'industria, fondamentale per il nostro Paese, che è quella del "turismo", al quale ponti e feste, danno qualche boccata di ossigeno, proprio in momento di crisi. Se il mondo dell'imprenditoria è rappresentato da tali elementi, la crisi economica ha un suo perché; se non c'è chi guadagna, non c'è chi spende, è la legge elementare dell'economia. Ma se questa va a rotoli in questo fallimentare panorama pseudocapitalistico, gli industriali moderni se ne devono assumere le responsabilità, dal lavoro precario (quando c'è) che non consente progettualità ed investimenti-spese a lungo termine da parte dei giovani, alla tutela della cultura nazionale, salvaguardando invece, feste "stronzate" come le feste degli innamorati, delle mamme, dei papà, dei nonni etc., nate all'isegna del consumo inutile tanto caro agli industriali dell'immediato. Se l'Oste cerca di fregarti, si frega da solo, perché in quell'osteria, non ci tornerai più.